perché riproporre i tuoi contenuti

contenuti di valore duranoPerché riproporre contenuti “vecchi”? soprattutto perché potresti raggiungere persone che ancora non ti conoscono, se questo non dovesse bastare, ti do altri motivi per farlo.

Partire da un argomento già trattato permette di riflettere su di esso da altri punti di vista. Consente di trovare nuovi contenuti e idee legati ad esso più facilmente. Riproporre potrebbe portare il contributo prezioso di altre persone.

Come farlo? inizia rispondendo a questa domanda: quali, fra i tuoi post, hanno avuto più visite, più condivisioni, più commenti? (anche uno solo dei valori basta) Continue reading

ABC dell’ infografica

ABC dell’infografica, ecco a cosa serve, come va pensata per essere efficace e infine come viene letta dal pubblico.

Un’infografica e’ il racconto visivo di una serie di dati legati ad una storia (una notizia, un dataset, un’inchiesta…).

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Mentre preparate un’infografica rispondete a queste domande:

Con chi si sta parlando?

Come è possibile aggiungere informazioni preziose per gli utenti che sono sommersi di info e potrebbero dare solo un’occhiata veloce?

E, una volta arrivato al fondo dell’infografica cosa passerà per la testa dell’utente? 

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Quattro caratteristiche che fanno di un’infografica una buona visualizzazione di dati:

    • funzionale

La scelta del tipo di grafico o icona o immagine che si vuole utilizzare per raccontare una serie di dati  va pensata, e non scelta in base al puro gusto estetico. Il grafico scelto deve saper rispondere a domande. Quelle stesse domande che chiunque si trovi davanti l’infografica si potrà porre. Prima di procedere alla scelta rispondi a domande come: qual e’ il mio obbiettivo? voglio comparare dei dati? localizzarli geograficamente? e poi aggiungi: ora che sto guardando l’infografica anche se non vedo i numeri, la comprendo lo stesso?

Infine nella scelta del tipo di veste grafica non va dimenticato con chi si parla, per quale testata stai lavorando? qual e’ il suo pubblico?

    • bella, attrattiva

Va da se’ che deve avere un aspetto attrattivo, deve essere “bella” perchè siano i lettori a soffermarvisi sopra e a guardarla. Noiose barre verticali o grafici a torta non sempre sono così attrattivi…

    • acuta e profonda

Deve essere in grado di rilevare cose che sono inaspettate e importanti, non si tratta di mostrare dati ma di dare forma ai dati e inserirli in contesti che li possano spiegare meglio. Il contesto e’ fondamentale per capire i dati. Spesso lavorando ad alcuni dati emergono particolari relazioni fra di essi che raccontano una storia che non sempre era il nostro obbiettivo iniziale, ma che risulta ben più interessante di esso.

    • illuminante, illustrativa

Qui sta tutto lo scopo stesso dell’esistere dell’infografica stessa. Cioè nel significare, nel riportare una notizia, come i dati raccontano un fenomeno che viene mostrato, non nella solita visione, ma dando un punto di vista diverso di un fenomeno, magari già conosciuto.

Ora che l’infografica è pronta vediamo quali sono i 3 livelli  attraverso i quali è letta dal pubblico e dei quali tenere conto nel crearla.
#1 la rappresentazione/immagine dei dati, vera e propria quella che si vede ad una prima occhiata
#2 il secondo e’ il livello di navigazione (cit. Doing journalism with Data dell’Ejc), quello in cui il pubblico può esplorare i dati tramite grafici/immagini interattive
#3 ultimo livello quello dei commenti (cit. Doing journalism with Data dell’Ejc) delle note, un aiuto per aiutare i lettori a comprendere di più a mettere in evidenza i punti più importanti (inserire legende, titoli, etichette ecc)

Infine ecco un buon strumento gratuito per creare infografiche: Piktochart.

Fonte: Doing Journalism with Data .

La comunicazione politica #1

Ne avevo brevemente accennato in questo post, che la politica abbia un linguaggio proprio, non è certo cosa nuova. Quello che stupisce è il fatto che siano i linguaggi dei media a modificarsi in funzione dell’ultimo trend politico e mai il contrario.
Questo a scapito dell’informazione.

La comunicazione di Berlusconi ha distorto quella politica, ne ha distorto il lessico, le regole perfino la gestualità.  I dialoghi fra politici erano cambiati, prima ci si esprimeva uno alla volta, ora uno sull’altro. I talk show ci insegnano che non importa cosa si dice ma come lo dice, bisogna urlare più forte degli altri. Anche i numeri, i dati, così fondamentali per comprendere che accade,  vengono utilizzati a casaccio o peggio, inventati sul momento. Il problema sta nel fatto che nessuno, i media che dovrebbero farlo!, li verifica.


Altra divertente storia quella della rappresentazione dell’avversario, prima si guardava a cosa uno aveva fatto nella sua carriera, nel suo cv, (anche se un po’ gonfiato il più delle volte) ora si guarda a cosa indossa, quale tono usa, cosa fa a casa sua. La sfera personale prima rimaneva fuori dai giochi, non se ne faceva cenno e quindi nessuno ne scriveva. Infine l’avversario è sempre cattivo e non si redime mai.

E ora? Ora c’è Monti che qualcuno ha già giudicato a prescindere da quello che farà. E’ stato un sospiro di sollievo per molti. Il nuovo primo ministro, quasi timoroso dei media, sembra rispettarli, parla con tono pacato, fin troppo, alle conferenze stampa. Non usa parolacce o volgarità, solo poca ironia. Il suo modo di rivolgersi ai media sembra quasi ingenuo e non studiatostaremo a vedere.

Che fare?

E’ obbligo che si ristabiliscano le regole della comunicazione, che qualcuno le tiri fuori da sottoterra. Bisognerà che qualcuno, di molto saggio, abbia la pazienza di spiegare come funzionano.  La maggior parte dei coinvolti nella comunicazione non lo sa. Occorre che, chi vuole parlare con i media, lo faccia con serietà, con dati alla mano, ma anche da parte di chi, quelle informazioni le raccoglie, ci deve essere un cambiamento. Le informazioni vanno verificate e riportate correttamente. I media devono ritornare, a quella abitudine che è il loro fondamento, di fare domande e non suscitare barzellette. Nei talk show (che meriterebberoben più spazio rispetto a questa sola frase) si deve ristabilire l’ordine del comunicare. Si deve comunicare, innanzitutto.