Tweeto o non tweeto?

Raccolgo qui alcune dichiarazioni del CEO di Twitter, Dick Costolo, alla Conferenza D:Dive Into Media in California, lo scorso gennaio.
“Twitter non è una media company”

“Siamo nel business dei media, ma non siamo necessariamente una media company”  
“Non creiamo i nostri contenuti, siamo un distributore di contenuti e di traffico.”
A proposito della nuova politica di censura dei contenuti:
“Non c’è stato alcun cambiamento nella nostra posizione o atteggiamento o politica per quanto riguarda i contenuti su Twitter.”



“Ora, quando viene rilasciato un ordinamento giuridico valido in un paese in cui operiamo… possiamo lasciare visibile il contenuto per il resto il mondo, rispettando la legge locale”
“Se vogliamo utilizzare Twitter nel modo più trasparente possibile, questo è l’approccio onesto per farlo.”


Riflessioni in libertà:
Certo è ovvio che twitter sia prepotente nel mondo dei media e nella gestione delle notizie. 
La rete è il luogo della libera espressione per definizione, la questione della censura, non facile certamente, continuerà a suscitare polemica. Ma sarà poi così difficile pubblicare ciò che ci è stato bloccato su twitter da qualche altra parte?  
Ognuno di noi è (o almeno dovrebbe essere) consapevole che quello che mette in rete, potrà rimanere nella rete in silenzio e non essere visto mai o rimbalzare continuamente e insistentemente. Chi è in rete offre una parte di sé a tutti. Questo è il bello della rete e il brutto.
In rete bisogna saper cercare. In rete bisogna guadagnarsi la fiducia del pubblico o meglio della propria nicchia di seguaci.
Twitter va utilizzato, pian piano, ognuno ne perfezionerà l’uso a proprio favore.

Lo stato dei social media secondo Solis

Social Media. Quanto se ne parla…sembrano avere lo scettro in mano del business. Dietro a queste due parole (ovviamente in inglese) che si nasconde? Cosa  comprendono?

Brian Solis in un suo articolo ci aiuta nella comprensione, raccontando che sta succedendo nel rapporto fra business e social media in USA.

Nella definizione di social media vanno inseriti i network di contatti, le reti sociali (Facebook, Google+, Flickr) i forum e le community e i portali in cui si discute di specifici argomenti o prodotti e un altro tipo di rete sociale come il microblogging di Twitter.

Sono definiti social per la loro funzione principale di condivisione e media perché sono il ‘luogo’  all’interno de quali vengono condivise, distribuite idee, notizie, appuntamenti, eventi, immagini e video.


L’attuale stato dei social media non è cosa insignificante. Sono pervasivi e stanno trasformando il modo in cui le persone trovano e condividono informazioni e come essi collaborano e si connettono con gli altri. Sono parte della cultura. Modificano i comportamenti

Esistono dati o infografica riguardanti l’Italia come quelli che si trovano nel post di Solis?

Lascio a voi pensare quanto sia importante per un’azienda essere presente, con forza, nei social media.

Twitter-consigli

Ci sono sparsi per la rete tantissimi consigli e strategie per usare twitter al meglio. Per accrescere il proprio business, per entrare in contatto con i giornalisti, per rafforzare la propria rete e così via. Spulciando fra le righe i buoni consigli si trovano sicuramente, ma ci sono anche banalità ripetute o idee per nulla produttive, o solo idee curiose.

A questo link l’ultimo di questi articoli che mi è capitato di leggere.

L’obbiettivo è catturare l’attenzione dei giornalisti. Aldilà delle banalità iniziali e di aluni consigli utili, ciò che mi ha colpito è il punto che suggerisce di ringraziare pubblicamente tramite un tweet un giornalista per aver partecipato ad un evento o perchè ha trattato la notizia promossa.
Ho dei dubbi che questo faccia piacere, d’accordo a noi giornalisti piace essere coccolati ma qui si finisce per passare da ‘venduti’. Che ne pensate?