ANTI-POLITICA, perché tutto ha bisogno di una definizione

Ha vinto l’antipolitica, sta avanzando l’antipolitica, vincono i partiti antipartiti. I titoli di oggi per la maggior parte recitano così.

Tante definizioni incomprensibili ai più, costruite dai media per classificare qualcosa, che forse nemmeno essi stessi sanno definire. Come può, in un’azione prettamente di tipo politico, avere la meglio ciò che viene definito anti-politico?

Magari è solo un problema di termini e definizioni, ma le parole contano e non mi sembra affatto un buon segno che in un paese, che qualche problemino lo ha, vinca o emerga chi si butta in politica ma non la vuol fare o meglio si dichiara distante da essa. Magari c’è chi non è anti-politico davvero, ma fatto sta che così è definito agli occhi di tutti.

Non ne faccio una questione di intenzioni o azioni, ma solo di definizioni. Sono i media a definire anti-politico qualcosa o qualcuno, sono i media a far montare una discussione su cosa sia politico e cosa sia anti.

Ma al pubblico, ai lettori, ai navigatori cosa arriva? Continue reading

Tweeto o non tweeto?

Raccolgo qui alcune dichiarazioni del CEO di Twitter, Dick Costolo, alla Conferenza D:Dive Into Media in California, lo scorso gennaio.
“Twitter non è una media company”

“Siamo nel business dei media, ma non siamo necessariamente una media company”  
“Non creiamo i nostri contenuti, siamo un distributore di contenuti e di traffico.”
A proposito della nuova politica di censura dei contenuti:
“Non c’è stato alcun cambiamento nella nostra posizione o atteggiamento o politica per quanto riguarda i contenuti su Twitter.”



“Ora, quando viene rilasciato un ordinamento giuridico valido in un paese in cui operiamo… possiamo lasciare visibile il contenuto per il resto il mondo, rispettando la legge locale”
“Se vogliamo utilizzare Twitter nel modo più trasparente possibile, questo è l’approccio onesto per farlo.”


Riflessioni in libertà:
Certo è ovvio che twitter sia prepotente nel mondo dei media e nella gestione delle notizie. 
La rete è il luogo della libera espressione per definizione, la questione della censura, non facile certamente, continuerà a suscitare polemica. Ma sarà poi così difficile pubblicare ciò che ci è stato bloccato su twitter da qualche altra parte?  
Ognuno di noi è (o almeno dovrebbe essere) consapevole che quello che mette in rete, potrà rimanere nella rete in silenzio e non essere visto mai o rimbalzare continuamente e insistentemente. Chi è in rete offre una parte di sé a tutti. Questo è il bello della rete e il brutto.
In rete bisogna saper cercare. In rete bisogna guadagnarsi la fiducia del pubblico o meglio della propria nicchia di seguaci.
Twitter va utilizzato, pian piano, ognuno ne perfezionerà l’uso a proprio favore.

‘Cosette ‘sul giornalismo

Leggo, oggi, che pare che il Governo stia dando forma ad un Agenda Digitale…per traghettare l’Italia nel mondo attuale. Wow!
Allora va fatto un ripasso su rapporto fra rete e giornalismo. Qui sotto un elenco di ‘cosette’ che rappresentano il mondo del giornalismo oggi e il suo non-rapporto con la rete.
Non sono scoperte eccezionali, le hanno già dette in tanti, ma guardandomi in torno mi viene il dubbio che non siano così ovvie per tutti. E soprattutto non credo lo siano per molti giornalisti.

  • quello che muore è un modello di giornalismo 
  • internet cambia il mondo dell’informazione e della formazione dell’opinione pubblica 
  • la rete mette in crisi i giornalisti come categoria professionale 
  • vengono messi insieme frammenti di informazione tratti da una molteciplità di fonti 
  • cresce l’importanza di reti, siti web con pubblici sempre più ristretti e culturalmente omogenei 
  • c’è un diverso uso da parte del pubblico del tempo dedicato all’informarsi 
  • non esistono solo i lettori ma si vanno affermando gli utenti che interagiscono con l’informazione 
  • il giornalista deve ripensare i suoi modi di agire 
  • ora più che mai una notizia va data su tutti i mezzi disponibili, rete e stampata 
  • il processo di trasformazione è tecnologico e sociale allo stesso tempo 
  • qualcosa che non cambia nel giornalismo: il suo istituzionale fondamento, il motivo per cui è nato e si è diffuso, il ruolo di mediazione fra la fonte e il destinatario, rimane un potere inteso come servizio 
  • i supporti e i mezzi si sono moltiplicati, il modo di scrivere per l’uno o l’altro mezzo vanno modificati 
  • la diffusione del personal computer, il digitale, la rete, la multimedialità hanno concorso a modificare domanda e offerta dell’informazione 
  • l’informazione è multimediale, ipertestuale, personalizzata e interattiva 
  • un’informazione giusta cerca e si informa su un servizio giornalistico con cui non è d’accordo 
  • l’oggettività non esiste, va cercato un giornalismo imparziale accurato e chiaro 
  • il giornalismo di oggi è ripetitivo

Attendo commenti e aggiunte!