Pubblicista a chi?Una riflessione personale

Vorrei premettere che quando leggete sotto è riflessione gustosamente spontanea e immediata. Non ho studiato a fondo i programmi veri o presunti del Governo sull’ODG e i pubblicisti. È una riflessione personalissima sullo stato in generale dei pubblicisti e dell’ordine.


Avete mai pensato perché tutto rimbalza su internet perché lenotizie son sbagliate e ricorrette? Perchè non si capisce più nulla? Beh, forse cambierebbe qualcosa se il mestiere di giornalista rimanesse in mano solo a chi ha un reddito dignitoso ( come lo stabiliamo cosa è dignitoso?) beh vedrete cosa leggerete da allora in poi … Sapete quanti giornalisti sono assunti dalle testate e quanti sono i collaboratori esterni? 



Sapete chi regge davvero in piedi le redazioni? Per carità con questo non voglio dire che non esistano redazioni virtuose! Intendiamoci ci sono giornalisti-a-tempo-indeterminato che fanno il loro mestiere con dignità e professionalmente, ma c’è tutto un altro mondo sommerso che non ha i mezzi per fare bene il proprio mestiere. 
Sarebbe bello poter fare un’inchiesta in cui mi tocca camminare, telefonare e sudare ma no! devo stare davanti ad un scrivania a fare altro, perché questo mi da i mezzi per vivere.
È vero che un bel taglio all’albo, o all’ordine intero potrebbe togliere di mezzo i nulla facenti e dare spazio ai meritevoli… chissà!


La mia storia personale è quella di chi, primo: ha capito tardi cosa voleva fare, errore grossolano e solo mio, secondo: non ha trovato nessuno che le permettesse di fare il percorso regolare del praticantato e quindi si è buttata sull’altra possibilità che l’ODG da ai giornalisti-serie-2. 
Probabilmente l’albo dei pubblicisti aveva senso una volta ( un po’ come tutto l’andazzo dell’ ordine oserei dire) ma ora rappresenta solo una strada più facile per entrare.
Poi se io pubblico qualcosa o meno è uguale, se me lo pagano o meno è uguale, in questi tre anni di iscrizione nessuno ha mai bussato alla porta per chiedermi che cosa facevo, se venivo pagata, solo comunicazioni standard di rinnovo dell’iscrizione o dell’Inpgi. Che a dirla tutta ho regolarmente pagato, ma qualcuno si sarebbe accorto se non l’avessi fatto? Forse provengo da una generazione di viziati, ma ho sentito la mancanza di qualcuno che mi indirizzasse un minimo, si è trattato solo di sbrigare pratiche burocratiche e basta, nessun incontro, aggiornamento o simili da parte dell’ODG.

Al fondo e all’origine del problema vi è l’ enorme mancanza di auto-riflessione e auto-analisi da parte dell’ordine e dei giornalisti. Qualcuno di quelli seduti sulle poltrone comode sa che esiste il giornalismo digitale? conosce i nuovi compiti che un giornalista deve ricoprire in un mondo in cui la notizia è già vecchia prima di essere pubblicata?

Forse non merito questo privilegiato tesserino e toglietemelo pure, ma in cambio datemi la possibilità di meritarmelo e di vivere di questo mestiere.

INFORMAZIONE. Può essere così difficile una cosa così semplice?

Leggendo tutti i giorni i giornali, siano essi stampati o online, mi rendo conto, sempre più, che in realtà, quella che il pubblico riceve è parte di una notizia. Quella parte che fa più comodo a quella testata. Un’altra testata racconterà presumibilmente l’altra parte della notizia ad essa più funzionale. Non ho certo scoperto l’acqua calda, ma siamo sicuri che tutti i lettori ne siano consapevoli? Mi pare strano che se così fosse non si siano ancora alzate voci e urla a cercare fatti nel marasma a disposizione.
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?


Inseguire l’oggettività/obiettività è cosa, ormai chiaramente utopica. Il commento va bene, ma per dire una cosa vecchia quanto il giornalismo, i fatti vanno separati da esso.
I commenti, secondo me, sono fondamentali e aiutano a creare un’opinione pubblica. Sono fondamentali se presi in considerazione per quello che sono, cioè opinioni. Il lettore dovrebbe avere a disposizione la semplice, lineare e chiara descrizione dei fatti seguita dal commento con cui trovarsi o meno d’accordo.

In Italia non si tratta di fare controinformazione ma di fare informazione e basta. Ciò significa che bisogna – oltre a dare notizie – informare chi legge riguardo a chi è colui che gli riporta quel fatto, di quale giornale si tratta, chi è il proprietario.
I nuovi media vanno sfruttati al meglio per fare informazione davvero. Possono essere una strada per arrivare a tutti.

Qualcuno ribatterà che quanto scritto sono cose ovvie, trite e ritrite, è vero. Ma è cambiato qualcosa dalla prima volta che hai sentito questa lamentela? Un ripassino non fa mai male…