Intervista a Erasuperba

Originariamente pubblicato su lsdi.it

Continua l’ analisi del giornalismo online locale che avevamo iniziato con Mentelocale.it. Questa volta tocca a EraSuperba.itun’ altra realtà genovese che cerca un modello di business funzionante per il giornalismo online.

”Era Superba è un gruppo editoriale giovane e indipendente che opera a Genova e Provincia. Con un portale online di notizie aggiornato 24 ore su 24, la webTV e dal 2008 con “Era Superba” la rivista mensile a distribuzione gratuita più letta dai genovesi, ricca di approfondimenti, riflessioni e interviste”.

Questa è la definizione che leggiamo sul sito.
Si tratta di una testata che non fa il giornalismo delle breaking news ma approfondisce e usa i social media. Vediamo come. Ne parliamo con Gabriele Serpe, il direttore responsabile.

a cura di Claudia Dani

Era Superba nasce nel 2008 come rivista gratuita e stampata, una bella sfida, passa poi alla sua edizione online nel 2011 insieme all’ uso dei social media.

Ancora una volta, ritroviamo la difficile strada di qualcuno che ha voluto credere nel giornalismo di qualità e da quel punto ha sperimentato, investendoci direttamente in forza e soldi. Anche da questa storia emerge che il modello di business sostenibile non è ancora individuato, pare che rimangano solo gli investimenti pubblicitari che comunque coprono solo le spese. Una delle soluzioni ipotizzati da Serpe di Era Superba è l’ affiancamento all’ editoria giornalistica di attività diverse ma comunque complementari.

 

La redazione di Era Superba, con giornalisti che si muovono per le strade della città, collaboratori esterni e una persona dedicata a Twitter propone contenuti di approfondimento tutto i giorni. Oltre a sperimentare, con i social media, nuovi modi di interagire con i cittadini direttamente dal territorio.

 

eraUn’ altra storia di giornalismo che racconta che si devono cercare nuove strade.

 

Iniziamo con un po’ di storia, come siete nati, come è avvenuto e perché il passaggio dal cartaceo all’online. Quale tipo di giornalismo fate?

 

“Informiamo con lentezza”, non corriamo dietro alle notizie per uscire prima degli altri e non ribattiamo agenzie e comunicati stampa spacciandoli per contenuti interni. Ho un debole per l’  informazione che arriva per ultima e riesce a fare chiarezza mettendo insieme tutto quello che chi corre lascia inevitabilmente per strada.

Siamo nati come nascono buona parte dei progetti, davanti a una birra o partendo da un discorso fra amici. Io non avevo ancora 25 anni ma venivo da un’ esperienza con un progetto di editoria indipendente a Bologna e ancora prima da qualche anno di collaborazione con un quotidiano genovese. Gli altri soci non avevano mai avuto esperienze nel giornalismo. Siamo partiti come mai si dovrebbe partire, incoscienti e senza basi solide. I primi anni, che definirei di “sincera amatorialità”, sono serviti per capire che si poteva provare a fare sul serio e ci abbiamo provato. Abbiamo investito come volontari tempo e fatica, ci siamo dedicati al progetto Era Superba abbandonando altre attività lavorative sicuramente più sicure.

 

Perché il passaggio dal cartaceo all’online? La riorganizzazione del progetto imponeva in primis l’ aumento del bacino di utenza e la crescita degli interpreti per quanto riguarda professionalità e competenze. Il passaggio all’ online (pur mantenendo il cartaceo sul territorio) è stato fin qui assolutamente determinante in entrambi i casi, ma sappiamo bene di essere appena all’ inizio della strada, una strada lunga e in salita. Finché avremo forza ed energia per percorrerla andremo avanti, ma è dura. Perché, sia chiaro, non è certo tutto rose e fiori…. Siamo un’associazione culturale, le disponibilità economiche sono molto basse ed è già un grande successo riuscire a fatica a coprire le spese.

 

Quali implicazioni il passaggio ha portato con se? e nella composizione della redazione?

Abbiamo affiancato all’ uscita mensile anche la scrittura quotidiana di articoli e ovviamente questo implica una organizzazione a livello di redazione completamente diversa. Oggi l’impegno è diventato tosto per diversi di noi e non mi riferisco solo a chi scrive, ma anche a chi promuove, alimenta e amministra Era Superba.

 

era2Come è composta la redazione dal punto di vista organizzativo? Chi fa cosa? Tutti fanno tutto? C’è una persona dedicata alla sola azione nei social? Ad esempio #eraontheroad* è gestita sempre dalla stessa persona o dipende dai casi?

*[#eraontheroad è un sopralluogo giornalistico in diretta social. In altre parole si concretizza tramite la visita, ogni settimana di un giornalista di Era Superba in una zona della città per raccontarla. La visita è alimentata dai tweet, ne segue lostorify e un approfondimento più ampio sul sito. NdR]

 

Il minimo indispensabile al desk e il più possibile sul territorio,  la redazione è composta da poche persone e dobbiamo ottimizzare al meglio il lavoro.

Cerchiamo di evitare il “tutti fanno tutto”, ma ci organizziamo per far sì che ognuno abbia le sue cose da seguire. Questo permette anche la concessione della giusta autonomia al giornalista che si muove sul territorio, condizione indispensabile a mio avviso per poter lavorare al meglio. Hai citato l’esempio di #eraontheroad: sì,  a seguirlo in linea di massima è sempre la stessa persona. I sopralluoghi settimanali sul territorio prima li facevamo senza la diretta, a mio modo di vedere dovrebbe essere un’ attività normale nel lavoro di un giornalista cercare notizie in giro per la città… poi è venuta l’ idea in redazione di provare a interagire con i lettori: “domani siamo in quella tal zona, cosa volete che andiamo a controllare?”. La partecipazione è stata subito molto buona e da lì l’ esperimento si è evoluto in qualche cosa di maggiormente strutturato, sino all’attuale eotr (#eraontheroad).

 

Per i social abbiamo diviso Twitter (il social principale per noi, con una persona dedicata), dagli altri che consideriamo meno strategici come ad esempio facebook, dove un po’ tutti contribuiscono alla pubblicazione dei post. Poi ci sono le collaborazioni esterne, studenti, giornalisti e professionisti vari che ci offrono una mano contribuendo alla crescita del progetto Era Superba.

 

Di cosa vivete concretamente? Pubblicità?

 

Le uniche entrate di Era Superba provengono dai contratti pubblicitari. Copriamo le spese del progetto con le inserzioni.  Il futuro di Era Superba passa da nuove forme di finanziamento, come ad esempio gli abbonamenti cartacei e online, ma bisogna ragionare anche aldilà dell’ editoria, affiancando al giornalismo attività diverse e a loro modo complementari. Con la pubblicazione della guida turistica cartacea e online di Genova  abbiamo mosso i primi passi in questa direzione. Se mi chiedi: il progetto Era Superba può durare per sempre facendo affidamento solo sulle entrate pubblicitarie? La risposta è no.

 

Un po’ di dati sulle visite e newsletter.

 

La newsletter è attiva da pochi mesi, siamo appena all’inizio, la risposta è buona ma è troppo presto per dare numeri e fare conti. Per quanto riguarda le visite sul sito abbiamo raggiunto nel 2013, a due anni dall’ apertura, il traguardo delle 50.000 visite (uniche) mensili: l’ obiettivo è raggiungere le 100.000 entro un anno. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un sito che per ora si occupa esclusivamente della città di Genova. Ovviamente questo per quanto riguarda il web, dobbiamo poi aggiungere i lettori della rivista cartacea…lo zoccolo duro che ci segue ormai da anni!

 

Da quando siete una voce della rete a Genova avete notato cambiamenti sul territorio nei vostri confronti? Cioè contatti da enti piuttosto che qualcuno che bussava alla porta?

 

Siamo un riferimento per molte associazioni, e questo è un orgoglio. Sono tante le realtà genovesi che come noi operano per il territorio e i suoi abitanti e che vedono in Era Superba la possibilità di far sentire la propria voce, ma il problema di questa città (e forse un po’ di tutte le città) è che il lavoro di queste realtà non è MAI visto di buon occhio da chi ha realmente in mano le redini del gioco a meno che non ci siano di mezzo interessi particolari. La parola cambiamenti stride con il nostro tempo, dove il potere forte opera per la conservazione. E questa non è demagogia, bensì realtà dei fatti. Genova è una realtà governata da equilibri solidissimi tenuti in piedi dalle stesse poche braccia da quasi quarant’anni. Andare a bussare alla porta di una realtà emergente è un qualcosa di impensabile per chi lavora quotidianamente per mantenere tutto come è. Anzi, è buona norma fare in modo che l’ emergente rimanga participio.

 

Rapporto fra social media e informazione giornalistica: che ne pensate?

 

Si tratta più che altro di aspetti tecnici e formali, sono uno strumento, al pari di altri, per scrivere e leggere articoli. Il punto focale rimane secondo me sempre la componente umana quindi chi scrive e chi legge: se cerchi trovi, se non cerchi affar tuo. E questo vale sui social, sul web in genere e vale anche per la carta.

 

A livello personale, come lettore, non sono un amante dei social network. Dalla parte di chi pubblica sui social, invece, posso dire che il web e i social, anche se molti affermano il contrario, sono strumenti perfetti per fare approfondimento; il problema è un altro, va ben aldilà del mezzo che si utilizza per pubblicare e si riallaccia con la premessa di cui sopra: i lettori interessati ad approfondire qualsivoglia argomento sono una schiacciante minoranza della popolazione, e questa piaga sociale, i social, la rivelano spietati.

 

Da lsdi.it: The News Hub, la piattaforma che promette di salvare il giornalismo online

The News HubPost originariamente pubblicato su LSDI.
Nasce The News Hub, una piattaforma per la pubblicazione, che promette di rivoluzionare il giornalismo online. L’ idea è di William Stolerman che, come leggiamo in un post di Journalism.co.uk, racconta:

“Siamo tutti consapevoli che il modello di business dei media è in crisi e nessuno ha ancora capito come offrire contenuti gratis, pagare i giornalisti e realizzare profitti”

Questi gli obiettivi di The News Hub.

a cura di Claudia Dani

Stolerman afferma di aver trovato la soluzione. Propone la piattaforma di pubblicazione come modello di business sostenibile. Sarà lanciata nei prossimi mesi. Giornalisti e blogger potranno accedere, caricare contenuti ed esser pagati. I lettori avranno accesso libero e gratuito alle notizie. E col passare del tempo si auspica anche di fare profitto.

La soluzione che tutti stiamo cercando per il giornalismo online? Forse, vediamo quali altri dettagli Stolerman ha raccontato a Journalism.co.uk.

1. Redazione centrale e molti contributors

 

Il primo problema da risolvere è la gestione economicamente sostenibile di una redazione centrale. Stolerman risolve il problema semplicemente eliminandola.

Ognuno può caricare contenuti. In base al numero di pagine viste e dei voti ricevuti dai lettori ogni mese, i contributor verranno compensati. O meglio il 10% di loro: i Top (lista creata in base a visite e voti ricevuti con sistema simile a quello di Reddit) riceveranno il pagamento. Stolerman dichiara che la quota è di 10 dollari per il momento, ma vorrebbe aumentare il compenso nei mesi.

Qui sorgono le prime perplessità: come si organizzerà la copertura delle notizie, senza redazione centrale? E poi pagare il 10% degli autori significa automaticamente escludere dal compenso altri che hanno, comunque, svolto il proprio lavoro.

Il sentore, scorrendo il post di Journalism.co.uk, è che Stolerman voglia, prima di tutto, dimostrare che è possibile trovare una soluzione per rendere produttivo il giornalismo online. Infatti afferma che “il punto è mostrare un principio, cioè, che si tratta di una piattaforma che paga i suoi giornalisti (anche se all’inizio poco) e che, per questo, inizialmente, non genererà alcun profitto… Si tratta di mostrare il principio che sosteniamo: mostrare un modello di business per il giornalismo online”.

Stolerman non entra nei dettagli del modello, semplicemente aggiunge, come ovvio, che la pubblicità gioca un ruolo importante per generare il profitto necessario.
Continua:

“il modello di business è basato sul modello USP ma abbiamo un flusso di entrate diviso in tre parti e stiamo parlando con partner commerciali…”

L’Unique selling proposition (acronimo:USP), che in italiano potrebbe essere tradotto come “argomentazione esclusiva di vendita”, è un modello teorico di funzionamento della pubblicità formulato da Rosser Reeves negli anni quaranta. Secondo tale principio una pubblicità, affinché possa essere efficace, deve puntare su “un unico argomento di vendita” (Selling point). E per unico s’intende una caratteristica propria di un prodotto che non è appannaggio della concorrenza.Facendo leva su un’unica ragione logica per la quale converrebbe acquistare un prodotto, sarebbe possibile eliminare rischi di dispersione e concentrare lo sforzo persuasivo su una sola proposta di vendita che il destinatario della pubblicità finirebbe per ricordare nel tempo e fare propria.(fonte Wikipedia)

Ma se il modello di profitto rimane in parte “segreto”, pare che, i costi bassi possano essere garantiti, da una parte, dalla tipologia di gestione della redazione e dei contributor, e dall’altra dall’intervento della community sui contenuti a garantirne la qualità e quindi il successo di pubblico.

2 Ruolo dei lettori

I lettori possono segnalare contenuti offensivi in modo che The News Hub possa eventualmente intervenire. È previsto, poi, un team interno di moderazione che interverrà in ogni caso dopo la pubblicazione.

Sarà il pubblico a decidere sulla qualità dei contenuti e a dare voti. Un’area “critica” sarà introdotta dopo il lancio e permetterà ai lettori di sottolineare paragrafi o articoli.

In aggiunta a questo, chi scrive è direttamente responsabile dei contenuti che pubblica. Questo, pensa Stolerman, è un sistema per incentivare o disincentivare la qualità. In altre parole: se il contenuto non è di qualità, saranno di più i voti negativi e di conseguenza niente compenso. Allo stesso tempo il pubblico interverrà direttamente nel controllo della qualità e sarà la community a fare opera di verifica.

Mi viene un dubbio: è molto probabile che qualche lavoro ben fatto rimanga comunque fuori dalla conta semplicemente perché di nicchia o perché l’autore non ha ancora conquistato le simpatie dell’audience?

Quali contenuti?

I contenuti sono fruibili gratuitamente. Con la registrazione l’utente potrà personalizzare la sua esperienza di lettura.

Al momento del lancio i contenuti saranno focalizzati su politica e calcio (certo due temi di grande presa). Stolerman aggiunge che i lettori saranno conquistati dalle ‘big story’. Grazie alla diffusione di contenuti ( video, sondaggi, strumenti di interazione, fotografie) legati proprio a queste grandi inchieste/storie Stolerman ritiene di raggiungere e coinvolgere un maggior numero di lettori.

“è qualcosa di più del semplice consumo”

Stolerman introduce un concetto innovativo come il coinvolgimento del pubblico…

Insomma a prima vista e senza vederlo ancora all’opera, pare una piattaforma – come altre che già esistono – che vivrà principalmente degli sforzi gratuiti di qualcuno e il compenso di pochi (probabilmente già noti online) con contenuti altamente popolari (politica e sport) in modo da garantirsi una base di lettori certa.
Nonostante questo spero di essere smentita quanto il progetto prenderà il via. Rimando il giudizio finale, nel frattempo lettori o giornalisti interessanti al progetto possono accontentarsi della pagina online adesso per avere informazioni.