#imperativofemminile: Curvy eccone un altro!

Anche questa volta devo prendere spunto dalle riviste patinate femminili. Edizioni speciali, copertine doppie per proporre un nuovo modello di donna. Fate attenzione ai termini un nuovo MODELLO di donna.  A cui danno anche un nome “curvy“.

Affermano di proporre un nuovo modello, ma proprio nel dargli un nome, una definizione lo stigmatizzano e vanificano ogni tentativo di fornirlo. Perché? Perché lo pongono così  al di sopra della normalità lo presentano come un’eccezione.cloud2

Perché la modella curvy deve essere proposta come tale? Se invece semplicemente cominciassero a mettere foto e copertine senza annunciarle prima, forse non raggiungerebbero lo scopo prima? Sospetto che ci siano un bel po’ di interessi dietro. Vedi pagine pubblicitarie con modelle ‘normali’.

Semplicemente fotografata forse non sarebbe curvy ma solo modella, un modello come gli altri e non un’eccezione al modello a cui siamo abituati.

Curvy: ecco un altro#imperativofemminile

Nuovi modelli di TV

Nuovi modelli di TV nascono? Leggete i due esempi qui sotto.
1.

YouTube lancia i suoi canali televisivi  (più di 100) sul web con contenuti originali.  Una nuova forma online e on demand di TV.  Entro la fine del 2012 dovrebbero essere pronti.
Ci sono canali tematici e spazi affidati a personaggi noti.  Fra i  nomi  sentiti: WaltDisney, Thomson Reuters, Cosmopolitan, Marie Claire, Lionsgate. Un modello che nasce per essere ancora più vicino agli utenti, senza comunque far sparire quello che YouTube rappresenta, cioè  la condivisione e la partecipazione di chiunque. La prospettiva è la crescita esponenziale dei canali e la personalizzazione delle programmazioni. Si può dire che YouTube stia tentando di cogliere al volo i cambiamenti nella fruizione e consumo della tv. 
I contenuti saranno distribuiti gratuitamente grazie ai ricavi dalla pubblicità.

2.
Altro modello è quello rappresentato da ‘Servizio Pubblico’ di Santoro. Ecco come funziona: le principali emittenti regionali, grazie al segnale digitale terrestre e a quello analogico e in alcuni casi satellitare mandano in onda Santoro.Tv locali e regionali insieme a Sky. 

Come è possibile? Ciò che tiene in vita una TV è la pubblicità.  E’ un accordo fra Santoro e Publishare, concessionaria a cui è stata affidata la raccolta spot per il programma tv a far funzionare la cosa. Le diverse emittenti ricevono dagli studi romani un solo segnale con i break di pubblicità nazionale già predisposti e le ritrasmetteranno nelle loro regioni. Dunque le tv regionali insieme per un modello di tv nazionale che ha nuove possibilità: tutti possono vedere, senza canoni,  da diverse regioni lo stesso programma tv. Così, da un lato, si mantiene e rafforza l’informazione locale e dall’altro lato si apre un nuovo spazio per il mercato pubblicitario nel quale buttarsi di corsa.


Con questi due esempi, dove finiscono la TV di stato e la TV tradizionale?