Perché non lo chiamiamo essereuman(ismo) o persona(ismo)?

breve provocazione sul termine femminismo

Lo sostengo da un po’, c’è bisogno di parlare di #imperativofemminile — ho scelto un aggettivo che indica comando per definirlo.

E’ vero: ogni volta che ci si accosta con una riflessione al femminismo si rischia di finire in una nicchia, di chiudersi invece di aprirsi, di rischiare di comunicare la cosa sbagliata.

Lasciando a parte la storia che il femminismo ha in sè, mi sto chiedendo se il termine sia quello corretto o se rischi di creare un pregiudizio, un preconcetto al solo pronuncialo. Il pop-femminismo — semplificando un gran cappello di femministe che finiscono spesso in TV — forse fa l’effetto contrario di ciò che vorrebbe ottenere, attirando solo maggiore odio e distanza?

Il femminismo “pop” non ha senso o è diventato pop tutto il femminismo? Non certo quello in cui credo io.

La differenza fra i corpi maschile e femminile esiste, punto, non è discriminatoria. Sarebbe sufficiente NON partire a ragionare dai corpi MA dalle menti, anime, cervello, o come preferite chiamare l’essenza dell’esserci.

Siamo PERSONE.

Probabilmente la soluzione non è individuare il termine corretto o ignorare qualsiasi tipo di «inscatolamento» ma — come sempre — porsi il problema è il punto di partenza.

Che sia l’essereumanismo o il personaismo o qualsiasi ISMO vi passi per la testa è importante che il messaggio sia chiaro. Se qualcuno avesse dubbi il mio messaggio è qui e qui.

MESSAGGIO: ogni essere umano è degno, punto.

Come tutto ciò che fa parte della vita umana è in corso un cambiamento e anche il femminismo ne deve tenere conto.

Probabilmente sta tutto qui: il termine femminismo, nel nostro tempo qui e ora, non raggiunge tutti perchè non viene interpretato assieme alla sua storia e a quello che è stato e viene al contrario interpretato tramite preconcetti sbagliatissimi. Essereumanismo funziona di più per il qui e ora?

La lotta è necessaria oggi più che mai. E’ di tutti, fatta da tutti. Non è fatta dalle donne contro gli uomini!(ecco questa ultima frase non sarebbe necessaria se parlassimo di persone e basta)

E’ necessario conoscere il femminismo con tutto quello che è stato, ha fatto, ha ottenuto, ora siamo in un altro periodo storico! Siamo alla ricerca di equità degli esseri umani con tutte le differenze fra le persone che esistono e sono belle.

quando l’imperativofemminile è nello studio medico

Vi racconto una storiella di ordinario #imperativofemminile.  Oggi sono andata ad una visita di controllo. Ho deciso di prenotarla privatamente per non dover aspettare troppo. Appuntamento alle 11. Sono stata visitata alle 1130. Spesa a parte, pazienza può capitare.

Però. Qualcosa non mi torna. Continue reading

#imperativofemminile n. 5

Una rassegna su imposizioni, luoghi comuni, banalità, verità, falsità sulle donne e sull’uso del linguaggio. Trovate le puntate precedenti di Imperativofemminile su Medium.

ALTAN

Uomini e donne sono diversi è vero ed è magnifico, basterebbe iniziare a parlare di persone e di individui. Io la penso così. Oggi mi va di partire con una presa di posizione.

Torna dopo un po’ di mesi la mia rassegna su quel che si dice in giro su: imposizioni, luoghi comuni, banalità, verità, falsità sulle donne e sull’uso del linguaggio. #imperativofemminile n.5.

Grazie a Giovanna Cosenza per essere tornata su un tema che (ripetitivo per natura) non si finisce mai di affrontare: la pubblicità di moda fatta da bambine e bambini.

I bambini e le bambine precocemente adulte dei marchi di moda

Il pezzo ripercorre, ed è molto utile per questo, la legislazione italiana in materia di pubblicità, quali sono gli strumenti che ognuno può utilizzare per segnalare comportanmenti che ritiene scorretti.

Dal pezzo di Dis.ambi.guando mi preme riportare quanto segue:

L’impresa potrebbe sembrare vana, insomma, ma non c’è altra strada che insistere. Per contrastare la ripetizione di certi modelli, infatti, non si può far altro che ripetere (e ripetere) azioni di contrasto, e ripetere (ripetere) modelli alternativi. In ogni paese, giorno per giorno, usando i mezzi che la normativa di quel paese mette a disposizione. Se Davide, da solo, sconfisse Golia, tanti piccoli Davide possono a maggior ragione farcela.



<<La cultura dello stupro nel mio feed di news>>, questo il titolo, forte, che Alexandra Owens ha dato a un post provocatorio a proposito di conversazioni, commenti, racconti di fatti di violenza sulla donna.

And then we allow this conversation to continue. On social media. In our homes. At our workplaces. And then gaslight the people that chose to take a stand against us and tell them “it’s fine; I’m just kidding, don’t get your panties in a knot.”

TRAD: permettiamo che questa conversazione continui. Sui social media, a casa, al lavoro. Oltre a far impazzire le persone che hanno scelto di prendere una posizione opposta alla nostra e dirgli “Tutto ok; sto scherzando, non ti agitare troppo”.

it is a big deal. Because this is exactly why victims continue to NOT come forward.

TRAD: Si tratta di una cosa grossa è. Perché questo è esattamente il motivo per cui le vittime continuano a non farsi avanti.

Rape Culture On My Newsfeed

Sminuire con battute che si perdono in conversazioni superficiali — ahimè molto diffuse — un fatto come la violenza di genere è pericoloso e contribuisce alla “cultura dello stupro”.


Non avrei allegato una foto come quella che del post che aggiungo alla mia rassegna. Una foto che ammicca al maschilismo, non aggiunge nulla e soprattutto non traduce in immagine il messaggio dell’articolo. Anzi…

Donne maschiliste: un esame di coscienza sui nostri pregiudizi

Si rischia che un contenuto come quello qui sopra, non innovativo ma funzionale a quella ripetizione di cui si parla più sopra, mandi un messaggio sbagliato.

Il problema vero, profondo, attaccato al nostro esistere come una sanguisuga, non è che ci giudichiamo l’una l’altra (un po’ di sana cattiveria ci fa star meglio) il problema vero è non accorgersi di cosa è all’origine della nostra battuta infelice. E’ la nostra cultura ad essere maschilista è del tutto comune giudicare in quel modo, basterebbe così poco: essere rispettosi dell’individuo prima di tutto — siamo individui prima di donna e uomo.


Claude Cahun un’artista che non conoscevo. No, non c’è un errore di grammatica nella frase precedente. Claude Cahun era in realtà Lucette Renée Mathilde Schwob. Grazie a “La 27esima ora” del Corriere della sera per la segnalazione.