oggi su #imperativofemminile

Le ragazze afghane cresciute come ragazzi – The Afghan girls raised as boys (Guardian)

Violenza sessuale, la California verso una legge contro gli stupri nei college (Fatto Quotidiano)

Come scattare foto nude aiuta ad andare oltre i problemi con il proprio corpo – How Taking Nude Photos Helped Me Get Over My Body Issues (Huffington Post)

Seminario di Altradimora settembre 2014: interventi (Radio delle donne)

cosa leggere oggi su #imperativofemminile

20 fatti che chiunque dovrebbe conoscere riguardo ai pregiudizi di genere all’interno dei film (da HuffingtonPost Women ed.USA) – 20 Facts Everyone Should Know About Gender Bias in Movies

Educazione sessuale nelle scuole: non solo banane (da Guardian) – Sex education in schools: it’s just bananas

Women’s Fiction Festival, narrativa al femminile tra editori e self publishing (da Donne di Fatto – Il Fatto Quotidiano)

Fotografia: ‘’Lo sguardo di Giulia’’ alla seconda edizione (da Lsdi)

Istantanee sparse dalla mia giornata a IF2013

Qui di seguito pensieri sparsi, più che altro frasi appuntate e pensieri messi su iPad nel momento in cui mi passavano per la testa durante l’ascolto dei panel a cui ho partecipato. Inevitabilmente alcune di esse potranno essere citazioni dai relatori presenti o del pubblico presenti. Quello che segue è il flusso di pensieri e/o citazioni che mi hanno lasciato un segno. Li condivido volentieri.istantanee sparse da IF2013

 

Panel: Muore il cartaceo viva il digitale? Relatori: Angela Mills Wade, Florian Nehm, Nikos Gouraros, Mario Tedeschini Lalli

 

Produrre contenuto è molto costoso. Inevitabilmente i contenuti sul web sono proposti e riproposti il vero problema da risolvere non è come farli pagare ma come affrontare la riproduzione dei contenuti. L’utilizzo della pubblicità come va inserita in questo processo?

I contenuti per il web vanno pensati diversamente da quelli del cartaceo? Soprattutto quello che si legge sul mobile potrebbe rispondere ad esigenze diverse.

In Italia in realtà il problema è a monte perché la qualità dell’online rischia di essere sotto le aspettative proprio perché pensata (senza senso) solo per la rete. Si fa l’errore di pensare che quello che è in rete ed è quindi gratis per forza non possa rispondere ai canoni dell’approfondimento della carta stampata. Il problema vero sta nell’analizzare e studiare davvero quello che succede online per studiare modi che possano offrire qualità informativa. Risolvere il problema di monetizzare è importante ma forse una soluzione è trovare prima le vie alla qualità e in seguito da esse far fruttare un guadagno.

Lo spazio digitale ha una cultura propria e regole proprie. Il territorio digitale è percepito da ognuno come proprio, sarà per questo che non è semplice dipanarsi al suo interno e stabilire delle norme che vadano bene per tutte le sue manifestazioni?
Il marketing utilizza lo strumento dello storytelling per raccontare i suoi prodotti.

Panel: Il corpo (virtuale) delle donne. Relatrici: Jasmina Tesanovic, Giovanna Maina, Alessia Rastelli, Emma Pietrafesa, Morena Ragone, Claudia Vago.
Il corpo femminile tra immaginario, libertà e violenza. Relatrice: Maura Misiti
Woman for Intelligent and Smart Territories: la rete, le differenze e le competenze. Relatrici:Flavia Marzano
Gender digital divide: quando la frattura digitale ha un genere. Relatrici: Ivana Pais, Julie Bicocchi, Fieda Briochi, Leda Guidi, Flavia Marzano, Claudia Vago
In rete il business è donna? Relatori: Monica Mehta, maria Teresa Cometto, Riccarda Zezza, Alessio Jacona

istantanee sparse da IF2013
Come operatore della comunicazione ho il dovere di dare un’immagine femminile diversa, offrire altre immagini di donne oltre a quella che tutti conosciamo. Per affrontare il tema della rappresentazione del femminile in modo nuovo devo usare un modo nuovo di comunicare il tema. Devo partire dalla storia, lo storytelling.

Partire dal racconto di un’esperienza diretta per dare il messaggio corretto.

La rete, lo sentiamo dire tutti i giorni, rappresenta una possibilità’ per le donne. Ma bisogna saper capire come utilizzarla. Partire dall’avere il controllo del tipo di comunicazione che si sta mettendo in atto può essere di grande aiuto.

Tendenzialmente il linguaggio dei media è misogino, ma si può lavorare ad un uso meno pigro di esso è un passo avanti verso il ‘controllo’ (non in accezione negativa) della comunicazione.

L’identità di genere effettiva di una persona in rete è difficilmente identificabile. Dietro ad un nickname o anche ad un nome e cognome può esserci qualsiasi genere. Sul social network posso essere chiunque. Posso scegliermi il mio genere ma ancora una volta riproduco quello che succede offline e forse lo acuisco ancor di più. La libera scelta che mi da il web non significa che la dicotomia fra i generi non esista più. Perché proprio su / in base ad essa costruisco il mio personaggio.

Il femminicidio è un fenomeno stabile nella storia umana. Stiamo affrontando un sistema strutturale. Non ci sono differenze di tipo culturale, istruttivo, religioso, di status, è democratico a suo modo. Fenomeno mondiale. Il passaggio fondamentale è stato dall’intimo, familiare al pubblico, sottoposto alla discussione collettiva.

La riproduzione dello stereotipo è perpetuata anche dalle donne e spesso involontariamente perché si tratta di cultura insita dentro tutti.

L’uomo è più sicuro di sè, sta tutto li, uomo sei sicuro di te perché la società te lo dice, la donna non lo é allo stesso modo.

Ditelo, ditelo, ditelo che esistono potenzialità che sono proprie di tutti i generi.