La storiella di ctrl c ctrl v

C’era una volta una notizia, e ora al suo posto c’è il copia/incolla. Salvo alcune nobili eccezioni, l’informare è diventato meccanico. Nemmeno più l’amore per le parole, che chi fa questo mestiere dovrebbe avere, vale più. Il magnifico esercizio artistico dello scrivere si è ridotto a tre tasti ctrl c e v. Solo alcune volte si utilizza il tasto x che serve per tagliare, ma solo i più esperti se lo permettono.

Forse non c’è nulla di nuovo in quello che si legge qui sopra, ma è un fatto. E’ alla base di molti siti di notizie e fa arrabbiare.

Tornando alla storiella della notizia…da qualche parte nel mondo accade un fatto. Continue reading

La comunicazione politica #1

Ne avevo brevemente accennato in questo post, che la politica abbia un linguaggio proprio, non è certo cosa nuova. Quello che stupisce è il fatto che siano i linguaggi dei media a modificarsi in funzione dell’ultimo trend politico e mai il contrario.
Questo a scapito dell’informazione.

La comunicazione di Berlusconi ha distorto quella politica, ne ha distorto il lessico, le regole perfino la gestualità.  I dialoghi fra politici erano cambiati, prima ci si esprimeva uno alla volta, ora uno sull’altro. I talk show ci insegnano che non importa cosa si dice ma come lo dice, bisogna urlare più forte degli altri. Anche i numeri, i dati, così fondamentali per comprendere che accade,  vengono utilizzati a casaccio o peggio, inventati sul momento. Il problema sta nel fatto che nessuno, i media che dovrebbero farlo!, li verifica.


Altra divertente storia quella della rappresentazione dell’avversario, prima si guardava a cosa uno aveva fatto nella sua carriera, nel suo cv, (anche se un po’ gonfiato il più delle volte) ora si guarda a cosa indossa, quale tono usa, cosa fa a casa sua. La sfera personale prima rimaneva fuori dai giochi, non se ne faceva cenno e quindi nessuno ne scriveva. Infine l’avversario è sempre cattivo e non si redime mai.

E ora? Ora c’è Monti che qualcuno ha già giudicato a prescindere da quello che farà. E’ stato un sospiro di sollievo per molti. Il nuovo primo ministro, quasi timoroso dei media, sembra rispettarli, parla con tono pacato, fin troppo, alle conferenze stampa. Non usa parolacce o volgarità, solo poca ironia. Il suo modo di rivolgersi ai media sembra quasi ingenuo e non studiatostaremo a vedere.

Che fare?

E’ obbligo che si ristabiliscano le regole della comunicazione, che qualcuno le tiri fuori da sottoterra. Bisognerà che qualcuno, di molto saggio, abbia la pazienza di spiegare come funzionano.  La maggior parte dei coinvolti nella comunicazione non lo sa. Occorre che, chi vuole parlare con i media, lo faccia con serietà, con dati alla mano, ma anche da parte di chi, quelle informazioni le raccoglie, ci deve essere un cambiamento. Le informazioni vanno verificate e riportate correttamente. I media devono ritornare, a quella abitudine che è il loro fondamento, di fare domande e non suscitare barzellette. Nei talk show (che meriterebberoben più spazio rispetto a questa sola frase) si deve ristabilire l’ordine del comunicare. Si deve comunicare, innanzitutto.

Interviste, giornalisti e bavaglio

L’ Italia è l’unico paese in cui ogni giorno i quotidiani pubblicano interviste a politici. Sui quotidiani stranieri è un fatto raro, comunque poco utilizzato.
In Cina esiste un’agenzia che controlla radio, tv e cinema. Essa ha imposto di trasmettere ogni sera due ore di notizie approvate dal Governo ha, poi, annunciato nuovi vincoli e restrizioni per la versione cinese di Twitter.
In Italia, c’è il bavaglio all’informazione?

In Italia, al massimo, c’è chi volontariamente si fa imbavagliare. In Italia non sono, piuttosto, i giornalisti stessi a mettersi al servizio di qualche politico, a far da portavoce solo per suscitare polemica e conseguente interesse per la ‘puntata’ numero 2 della storia che non ci racconta nulla di nuovo?