Crisi d’identità, o forse no

Ho trovato fra le bozze questi pensieri a caldo del 2013, le ho rilette e a distanza di quasi un anno ahime la penso uguale e condivido con voi.

 

E’ passato qualche giorno da Dig.it, evento nazionale dedicato al giornalismo online, e fra pochi altri sarà la volta dell’Internet Festival IF a Pisa,  seguirà Glocal 13 a Varese, occasioni dalle quali torno a casa con un pacchetto di speranze, informazioni e riflessioni. Questa volta la riflessione intima e personale la spiattello nel web, chissà che qualcuno non mi fornisca la risposta che non trovo io…

La prima domanda che mi ha attanagliato è definirmi lavorativamente, ma poi mi sono detta che probabilmente non ha alcun senso trovare una definizione. Avrebbe senso se a quella definizione corrispondesse un contratto lavorativo, al quale fare riferimento o meglio un tariffario da utilizzare. Ma dato che per il momento niente di tutto questo è nemmeno pensabile, provo solo ad ipotizzare delle definizioni.

Definizioni che servono più che altro a consolare il mio ego e a riordinare i pensieri che a confermare che si possa definire ‘lavoro’. (Qui lavoro sta proprio per quel che significa: assolvere un compito e ricevere un pagamento per averlo svolto, ideare un progetto e realizzarlo, essere pagati.)

Torniamo alla mia crisi d’identità.

Avevo un lavoro part-time come addetta stampa, regolarmente assunta, ora mi butto nella mischia del libero professionismo. Sono iscritta all’Ordine dei giornalisti. Alla cassa pensionistica dell’ODG pago i contributi minimi e l’iscrizione ogni anno come libera professionista pur incassando cifre ridicole nello svolgere il mestiere da giornalista. Poi ci sono quelle entrate che derivano dal produrre testi per siti web. E dunque? Un po’ confusa la sono.

L’altra notte tardi, ho deciso. Mi sono data una risposta alla domanda: di cosa ti occupi. Finalmente sono riuscita  a collocarmi in uno spazio, a darmi un ruolo, a darmi un’etichetta che potrò sfoggiare con orgoglio alla prima occasione di networking. Beh questo rimane una manifestazione dell’ego, perché non sarà certo darmi un nuovo nome che mi garantirà entrate eque e regolarizzate.

Mi piace attribuirmi una mia personale definizione: social-giornalista socio-journalist. Perchè? Perché credo non basti essere giornalista alla nostra belle epoque ma sia necessario essere social addicted e sociologi almeno un po’.

Quale sia l’etichetta giusta fra blogger, autore, giornalista, content curator non lo so forse semplicemente cambia ad ogni azione ma infondo importa davvero? O importano più le competenze acquisite? È indubbio che in una società come quella italiana è necessario, magari tramite un meltin-pot, ma darsela una definizione altrimenti il dialogo lavorativo nemmeno inizia purtroppo…

 

 

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