EJC SUGGERISCE UN CODICE INTERNAZIONALE PER GIORNALISTI E BLOGGER

L’EJC, European Journalism Centre, presenta la bozza di un codice internazionale di etica dell’informazione. Cercare sempre la verità, rispettare la privacy (se non di interesse pubblico), affermare la libertà di stampa e il diritto d’autore, opporsi alla discriminazione e al sensazionalismo, proteggere le fonti e rispettare la presunzione d’innocenza, questi sono i principi alla base del codice.
L’intento dell’EJC è guidare e aiutare giornalisti e blogger nella loro formazione e nelle decisioni professionali. L’European Journalism Centre è un istituto indipendente, internazionale e no profit dedicato all’affermazione dei più alti standard nel giornalismo. Principalmente opera attraverso la formazione dei giornalisti e delle professioni mediatiche: l’EJC si pone, attraverso un network internazionale,come moderatore e partner in diversi progetti di formazione.
L’intento del documento non è quello di diventare legge, ma essere semplicemente un punto di riferimento per la formazione, le scelte editoriali quelle professionali di un giornalista o di un blogger. La bozza è stata costruita cercando di integrare le indicazioni contenute nei codici di Francia, Germania, Italia e Spagna, insieme all’Ethic Net britannico e al Codice etico del Cyberjournalist. Quest’ultima versione tiene conto di una risoluzione del Parlamento EU di settembre.

ACCADE IN TV

Il salottino: sullo sfondo gli interni di una casa qualsiasi. Si tratta della casa dell’assassino, ma questo non lo sappiamo ancora, mentre scrutiamo i particolari di una casa, manco potesse spiegarci dove è andata a finire Sarah. 
La tv è medium e, fino a quel momento, si presta alla ricerca della ricostruzione del fatto, di quello che era accaduto. Da mezzo diventa, in seguito a poche parole della giornalista- conduttrice, luogo del fatto, spazio in cui accade il fatto.Viene annunciato, in diretta tv, l’assassinio della ragazza, da parte dello zio, alla madre che proprio nel salottino di casa dello zio-assassino si trova. La giornalista ha fatto il suo mestiere e la situazione è assurda e imbarazzante.Lo stesso spazio, poco dopo, è occupato solo dall’inviata, non avrebbe avuto senso tenere li, nel luogo dell’annuncio, della morte, la madre, la cugina e la zia.  Come ci insegna la storia del giornalismo, i fatti di cronaca non vanno commentati ma raccontati. 
Anche lo zio, da contadino affaticato, senza forza di vita, disperato per la nipote (come la trasmissione lo racconta minuti prima) diventa assassino feroce e violentatore, assistiamo, dalla piazza-tv, alla formazione di una nuova opinione su di esso.Proprio come le persone che si trovano in piazza, leggendo il giornale, cambiano la loro opinione su quello che fino a ieri, era un uomo completamente diverso.
Non voglio entrare, nel merito del fatto accaduto, dal punto di vista morale, o entrare nel dolore di una famiglia, questo non ha nulla a che fare con il giornalismo. Ma la vicenda suscita delle domande. La tv, oggi, non è più solo un medium, ma il luogo dove la vita si svolge?dove le persone si uccidono? è la piazza dove si raccontano i fatti della città e ogni tanto, qualcuno viene ucciso davanti agli occhi di chi prende il caffè seduto al bar? come appare in tv un assassino che fino a pochi istanti prima era  descritto come povero contadino? come avviene questo mutamento? Quanto accaduto a Chi l’ha visto è il futuro della tv?, che va oltre i fintissimi reality, oltre le escort-interviste, oltre i collegamenti in diretta dal luogo del fatto e diventa luogo essa stessa?